ORTO BOTANICO DI TORINO (GIARDINI ITALIA)

 

L’orto botanico di Torino

L’orto botanico di Torino venne fondato nel 1729, anno in venne istituita la cattedra di scienze botaniche all’università di Torino. Il luogo prescelto fu un’area adiacente al Castello del Valentino.

Sono testimoniate precedenti strutture destinate alla coltivazione dei semplici che fornivano sostanze medicinali alla facoltà di medicina.

Il giardino venne strutturato in modo geometrico, con due grosse vasche verso cui vennero fatte convergere le serie di aiuole e di sentieri. Le aiuole erano, e sono tuttora, delimitate da sottili lastre di pietra infisse profondamente nel suolo.

Inizialmente l'Orto non possedeva strutture edificate. Esisteva solo sul lato Nord una gradinata su cui venivano posti i vasi delle piante eliofile. Sul lato Ovest del giardino permanevano alcune strutture di sevizio del castello, come una ghiacciaia, delle concimaie e degli orti. La superficie corrispondeva a circa 7 ettari (nota 1).

La struttura dell'Orto è rimasta invariata per diverso tempo, anche se all’inizio del XIX sec. ci furono degli ampliamenti, soprattutto nel settore nord.

Anche su una superficie modesta come quella originaria, con l'avvento di personaggi di spicco come Vitaliano Donati, le specie coltivate nel 1762 erano già circa 120o (nota 2).

La direzione di Carlo Allioni, sia per le sue ricerche floristiche, sia per i suoi contatti e scambi di semi con gli studiosi di tutta Europa, portò ad un incremento notevole delle specie coltivate, che salirono a circa 4500. Con Allioni riprese l'attività di far illustrare le specie coltivate nell'Orto da un pittore. Nacque così la collezione di tavole dipinte a mano che prese il nome di Iconographia Taurinensis (Figura 2).

Agli inizi dell'800, con un cambiamento generale degli Orti Botanici, che già altrove era avvenuto, le specie coltivate non furono più solo erbacee od arbustive, ma si intraprese anche la coltivazione di alberi. Le specie coltivate in questo periodo erano salite a 6000 (nota 3).

Nel frattempo vennero costruite le prime serre. Si provvide a coprire le gradinate del lato Nord: fu costruito nella parte centrale di queste, un edificio a due piani, con una aranciera ed una serra calda (nel piano terra) e l’Erbario con il Museo (nel primo piano). Nel 1825 venne completato il muro di cinta sul lato ovest del giardino, includendovi i terreni donati precedentemente dal re Vittorio Amedeo III.

La direzione di Giacinto Moris permise all’orto di ottenere fondi sufficienti per raggiungere l’assetto definitivo. Nel 1831 si tracciarono nuove aiuole simmetriche alle precedenti, con una terza vasca centrale nella zona di ampliamento, dando l'assetto attuale alla zona delle collezioni sistematiche. Venne costruita una fila di cassoni in pietra, ricopribili con vetrate, per ospitare le collezioni di piante alpine in cui l'Orto si era progressivamente specializzato.

Nel 1848 venne costruita un'imponente aranciera, alta oltre 8 m, addossata al muro di recinzione sul lato Ovest. Sempre in questo periodo furono costruite ai margini Est ed Ovest delle aiuole, due serre calde seminterrate per la coltura delle specie tropicali.

Fu questo il momento di massimo sviluppo dell'Orto torinese, che arrivò ad avere in coltura oltre 12000 specie (nota 4).

Sempre il botanico Giacinto Moris si occupò della sistemazione dell'area a Nord, costituendo il cosiddetto "Boschetto", in cui con rigore sistematico associato a notevole effetto scenico, su un terreno appositamente rimodellato, furono sistemate oltre un centinaio di specie arboree, alcune delle quali, tuttora presenti, hanno raggiunto dimensioni imponenti. Accanto alle specie arboree furono anche messi a dimora numerosi gruppi di arbusti, mentre tutto il terreno libero venne mantenuto come prato falciato.

Nel 1892 si effettuò una completa ristrutturazione dell'edificio (Figura 3), che fu raddoppiato in larghezza e dotato di una grande aula ad emiciclo e di un ampio locale per gli erbari. Questo però  non esaurì le richieste di spazio per gli studenti e quindi, nel 1929, per far posto alla biblioteca e ad un'aula per Farmacia vennero eliminate le serre dell'ala ad Est contigue all'Istituto; successivamente l'intera ala ovest delle serre venne eliminata per far posto ai locali dell'Istituto di Botanica Speciale Veterinaria. Scomparvero così tutte le serre sul lato Nord del giardino. Durante la prima guerra mondiale, per mancanza di combustibile, fu disattivata la serra calda sul lato ovest, accanto alle aiuole. Ulteriori danni portò la seconda guerra mondiale, con la caduta di alcune bombe che abbatterono alcuni alberi nel boschetto e ruppero i vetri delle serre esistenti, causando così perdite notevoli alle collezioni (nota 5).

Nel 1961 in coincidenza con le celebrazioni del centenario dell'Unità d'Italia, il Municipio di Torino fece costruire una nuova cancellata attorno al boschetto (la precedente venne asportata nel periodo bellico per il recupero del ferro). Nel 1962 fu allestito un alpineto, formando una collinetta con rocce e terra, per la coltura delle piante alpine (Figura 4).

Negli anni Ottanta vennero ristrutturate le serre e nel 2006 venne ricostruita la serra più grande, adiacente l’entrata principale.

 

 

Figura 1. Pianta dell’orto botanico di Torino con l’intorno e sezioni, da Laura Sasso (a cura di), Orto Giardino Botanico e Città, un progetto per Torino e le sue acque, Celid, Torino 2002, p. 201.

 

 

Figura 2. Humulus lupulus (luppolo), da Iconografia Taurinensis, vol.VII, tav.35., in  Franco Montacchini  (a cura di), con la collaborazione di Giuliana Forneris, Carla Martoglio e Silvana Pettinati, Erbari e iconografia botanica : storia delle collezioni dell' Orto Botanico dell' Università di Torino, Allemandi, Torino 1986.

 

Figura 3. Edificio principale dell'orto.    Figura 4. Rocarium e castello del Valentino.

 

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NOTE

 

1) Vera Comoli Mandracci, Torino, Laterza, Bari 1989.

2) Franco Montacchini  (a cura di), con la collaborazione di Giuliana Forneris e Carla Martoglio, appendice a cura di Silvana Pettenati, Erbari e iconografia botanica : storia delle collezioni dell' Orto Botanico dell' Università di Torino, Allemandi, Torino 1986.

3) Federica Campidonico, Gabriele Mannucci, Architettura e Orto Botanico, tesi di laurea, Facoltà di Architettura di Torino, relatore Prof.ssa Laura Sasso, anno accademico 1994-1995.

4) Ibidem.

5) Francesca Ferraris, Dal giardino dei semplici all’orto botanico: sperimentazione, simbologia e scienza tra Cinquecento e Settecento, tesi di laurea, Facoltà di Architettura di Torino, relatore Prof. Vittorio Defabiani, anno accademico 1994-1995.
 

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